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SERPENTOPOLI
Victor Brauner, Giuseppe Capitano, Marco Colazzo, Stefano Di Stasio, lino Frongia, Magritte, Luigi Ontani, Pizzi Cannella, Luigi Puxeddu, Sergio Ragalzi, Paolo Sini, Tantra Art

…oltre la paura e la ripugnanza, un’attrazione occulta ce la devo avere per forza, se da collezionista ho sempre visto nel serpente un’immagine accattivante. Non è certo ad attrarmi quel che esso simboleggia, i vari significati contraddittori, positivi e negativi, di vita e di morte che gli attribuiscono da sempre e su cui so poco o niente. In realtà il tema di una collettiva lo decido in base al numero delle opere che già possiedo sul tema. Stavolta un veloce calcolo mnemonico mi diceva che ne avevo cinque. Le altre sette bisognava fabbricarle. E ne ho affidato l’incarico ad altrettanti artisti. Nel quadro di Brauner, La maman du poète, un serpentello se ne sta accoccolato per l’appunto sul capo della madre del poeta… Brauner è magico, con i simboli va a nozze… Il quadro dell’altro surrealista, Magritte, non rappresenta in verità un serpente, bensì una forma nera, sinuosa che scivola dentro un’altra forma nera, rigida e nella compenetrazione indistinta emerge alfine una gambetta umana… Il titolo dell’opera, La lutte immobile… Nella stessa sala è esposto un dipinto che Di Stasio ha eseguito per l’occasione. Ecco di nuovo un simbolo, il serpentello attorcigliato al bastone, che, mi dicono, si riferisce alla medicina. Di Stasio è un illusionista… Nel teatrino, eretta al centro della scena, c’è una tela verticale di Frongia, anche questa dipinta ad hoc. Un serpentone avvinghiato al tronco nudo di un albero si protende verso una finestra chiusa… Il serpente di Capitano pende dal soffitto a testa in giù, testa di marmo e corpo di canapa… Sinuosa e guizzante è al contrario l’anaconda in legno di di Puxeddu… Anche Colazzo ha fatto un quadro apposta per la mostra… più serpenti, o presunti tali, s’innalzano danzanti verso la parte alta gradualmente fattasi chiara…Il lavoro di Ragalzi consiste nell’anta di una porta double–face… Sini è un pittore esordiente a L’Attico. Ha una tecnica puntinata, certosina, maniacale… Il dipinto tantra del XVIII secolo rappresenta alcuni serpentelli e una serie di caselle disposte come un gioco dell’oca… Ontani sta all’ingresso, la sua piccola testa di Medusa è un biglietto da visita drammatico… Per ultimo ho lasciato il lavoro di Pizzi Cannella. Non è un dipinto su tela, è un connubio tra tableau vivant e pittura vera e propria. Il serpente sparisce e riappare dal lato opposto della schiena nuda di Sonia cingendola idealmente tutta intorno… Improvvisamente mi torna in mente un ritornello che canticchiava Pino Pascali: “Io son come il serpente/ ogni anno cambio pelle/ la mia pelle non la butto/ ma con essa faccio tutto”.

Fabio Sargentini

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