ARTE NON DA ARDERE
Stephan Balkenhol, Hidetoshi Nagasawa, Nunzio, Pizzi Cannella, Luigi Puxeddu e uno sportello Dogon

Il tratto distintivo di questa mostra è l’adozione del legno come materia prima da parte di tutti gli artisti partecipanti. La mostra si apre con uno sportello di granaio africano. E’ un oggetto d’uso comune presso l’etnia Dogon in Mali, ma è anche un’opera d’arte in quanto portatore di un’immagine simbolica possente. Meteora di Nunzio è del 1986 è una scultura che non sta sulla parete ma invade altresì lo spazio circostante, la sua forma larga e puntuta che richiama uno scudo, è infissa orgogliosamente nella base al suolo in un equilibrio stupefacente. Di Hidetoshi Nagasawa espongo Pastorale del 1974 che raffigura un bastone a bassorilievo scavato nel legno. In tanti anni non mi sono mai separato da lui. Per me è un lui questo bastone, un compagno di strada. Il Trittico di Pizzi Cannella del 1991 fa parte di una serie irripetibile di dipinti su tavola, circa una quindicina, realizzata in due settimane di furore creativo. A distanza di venticinque anni questo trittico si conferma frutto di un momento di grazia. L’approccio che ha Balkenhol con il legno è sprezzante, antimanieristico, il suo intento è ottenere una superficie lignea accidentata, con le scaglie in vista ma pur sempre pittorica L’Anaconda di Puxeddu infine si catapulta dall’alto di una parete bianca laterale nel teatrino nero.

Fabio Sargentini

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