A PERDITA D'OCCHIO
Giancarlo Limoni, Matteo Montani, Claudio Palmieri, Constant Permeke, Paolo Picozza, Pizzi Cannella

Marine come quella in cui ci si imbatte oggi all’ingresso de L’Attico, dipinta da Permeke negli anni trenta, la cui splendente matericità di onde e di nubi mi trasmette la stessa gioia degli occhi di allora. Sono in sintonia da sempre con la pittura di materia, forse le sue marine mi piacquero da giovanissimo proprio perché parenti prossime dell’informale che mio padre ed io tanto amavamo. Il secondo dipinto che ci viene incontro nella mostra è ancora una marina, stavolta di Pizzi Cannella, eseguita nel 1986 e mai esposta prima. Sorta finalmente da un buio magazzino, dopo un’eclissi di venticinque anni, la luna alonata di Pizzi brilla come un faro poetico sul mare del quadro e sulla mostra intera. Il quadro di Limoni è l’unico dei sei esposti dipinto per l’occasione. Ecco da dove viene l’odore nell’aria di pittura fresca! Ora che lo riguardo installato sulla parete, dopo averlo visionato allo studio, metto a fuoco ancor di più lo stacco che c’è con i suoi quadri floreali precedenti. Nel campo di papaveri di Palmieri le sue doti di pittore si rivelano appieno. E’ stato bello liberare il quadro dal suo imballaggio e constatare che la combinazione di qualità retinica impressionista e gestualità espressionista ne aveva preservato miracolosamente la freschezza. Nel dipinto di Montani, un notturno dei suoi, con il nero esaltato dal supporto abrasivo, il paesaggio è inventato totalmente. Tutta la superficie pulsa come l’ebollizione d’un campo sulfureo celeste. Infine l’opera di Picozza è un dipinto freddo in apparenza, caldo in realtà. Sono acque che dalle cime innevate si sciolgono a valle al primo sole di primavera. E’ il quadro più lirico che Picozza abbia dipinto in vita sua. Era un paesaggista nato il nostro Paolo. L’ultimo di un’epopea.

Fabio Sargentini

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